Il 13 ottobre sarò tra i relatori di Hospitality Day, al Palacongressi di Rimini, nel panel "Agentic AI in hotel: cosa automatizzare, cosa presidiare, cosa non delegare mai" della track Hospitality Future 2050, insieme a Silvia Moggia ed Espen Varrone. Si parla di agenti AI nell'ospitalità: non di quello che potrebbero fare un giorno, ma di quello che fanno già oggi in un hotel vero — il mio, dove un receptionist AI risponde agli ospiti su WhatsApp e telefono collegato al gestionale, le recensioni si gestiscono da sole e il revenue è guidato dai dati.
Fondazione Arezzo Innovazione porta in città il primo Artificial Intelligence Forum e mi ha invitato come relatore del panel dedicato ad associazioni di imprese, professioni e responsabilità digitale d'impresa. Il mio punto di vista è quello di sempre: l'AI nelle PMI non è un tema astratto, è un attrezzo di lavoro — e le associazioni di categoria hanno un ruolo enorme nel portarla dentro le aziende in modo serio.
Dopo i corsi per hotel, B&B e locazioni turistiche, il metodo si sposta nei negozi: quattro incontri in presenza da quattro ore pensati per i negozi di ottica. Niente teoria: si apre con una demo dal vivo sulla scheda Google di un negozio presente in aula, e si esce con strumenti pronti — richiami dei clienti, comunicazione locale, analisi del magazzino, difesa del prezzo — da usare da lunedì mattina. Perché l'AI, spiegata da chi la usa in azienda, restituisce la cosa più preziosa: le ore passate in retro-negozio.
Il libro è arrivato. Si intitola Cambiare mentre funziona — Successo, AI e il coraggio di non aspettare, con la prefazione di Eleonora Francini, e gira attorno a una domanda che mi accompagna da anni: siamo ancora capaci di cambiare proprio quando ciò che facciamo funziona? Dentro c'è l'impresa, l'ospitalità, l'intelligenza artificiale che accelera tutto — e una staffetta di nuoto di 24 ore come filo conduttore.
In copertina c'è scritto come è nato: scritto da un umano, dato alle stampe con l'AI. Che poi è esattamente il metodo di cui parla.